Covid, quando la solitudine fa male

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Gli esperti, che studiano il comportamento umano e le neuroscienze, teorizzano che la solitudine faccia male. Secondo un recente studio, sentirsi isolati aumenta infatti la probabilità di morte del 26%.

«l’isolamento sociale cronico può essere paragonabile alla denutrizione a lungo termine, che producendo un costante bisogno ed un continuo stato di stress logora il nostro benessere» 

(Jamil Zaki, studioso di empatia e interazioni sociali dell’Università di Stanford). 

Chi risente di più della solitudine? 

In particolare, in questo scenario di emergenza e di paura aumenta la nostra vulnerabilità sanitaria, sociale e personale. Una categoria particolarmente vulnerabile sono gli adolescenti che, a causa di un cervello non ancora interamente formato, potrebbero risentire di questa perdita di libertà in senso depressivo dovuta a sentimenti di rabbia e paura.

Questi percorsi neurali, infatti, continuamente sollecitati possono manifestarsi per mesi o anni anche sotto forma di Disturbo da Stress Post Traumatico, agorafobia o attacchi di panico inaspettati, dipendenza da smartphone, disturbi alimentari o dipendenza da sostanze.

 

Esistono delle terapie efficaci?

Una delle tecniche di psicoterapia consigliate dal OMS per i disturbi stress correlati è l’EMDR (Eye Movement Desensitizzation and Reprocessing) che, riattivando la capacità di elaborazione delle informazioni del nostro cervello, è in grado di risolvere con un’ottima percentuale di successi le disregolazioni del nostro sistema dello stress attivo nel sistema nervoso autonomo. Infatti, in condizioni normali siamo in grado di fronteggiare gli stress della vita. In caso di condizioni emergenziali prolungate però il nostro sistema nervoso attiva reazioni di attacco-fuga che possono sfociare in comportamenti violenti di rabbia o di profonda depressione. Una terza reazione è quella di “blocco” che chiamiamo “freezing”, nella quale si assiste alla sensazione di derealizzazione (come se ciò che sta capitando non fosse vero) o di fenomeni dissociativi della coscienza. 

Le attività per mantenere dei buoni livelli di stress:

• esercizio fisico 

• esercizi cognitivi 

• esercizi di rilassamento 

• lettura di libri o riviste

• evitamento della sovrastimolazione del sistema nervoso autonomo a causa della continua esposizione a notizie sul contagio

• mantenimento della comunicazione sociale attraverso dispositivi elettronici o telefonate alle persone più care

 

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