di Gerardo Garofalo, Direttore Farmacia Comunale 41
Se c’è una cosa che accomuna la maggior parte delle famiglie — dalla nonna che conserva “la pastiglia buona” nel mobile del cucito, al papà che tiene gli antidolorifici nel cassetto delle chiavi, fino allo studente fuori sede con l’armadietto del bagno trasformato in mini-farmacia — è la convinzione che i farmaci siano un po’ come i biscotti: basta chiuderli da qualche parte e dureranno per sempre.
Piccolo spoiler: non è così.
Come farmacista, mi capita spesso di ascoltare storie che vanno dal tragicomico al surreale. E credetemi, alcune abitudini fin troppo diffuse possono ridurre l’efficacia dei medicinali o, peggio, renderli rischiosi. Per questo ho deciso di raccogliere in un articolo i cinque errori più comuni nella conservazione dei farmaci in casa, così da aiutarvi a evitarli e, perché no, farvi anche sorridere un po’ riconoscendovi in qualcuno di essi.
- Conservare i farmaci in bagno: l’errore più diffuso
So cosa state pensando: “Ma come? Proprio l’armadietto del bagno non va bene?”
Purtroppo no.
Il bagno è il nemico numero uno dei medicinali: è l’ambiente più caldo, più umido e più variabile della casa. Tra docce bollenti, vapori, sbalzi di temperatura e umidità persistente, è come far fare una sauna ai vostri farmaci — quando invece avrebbero bisogno di un clima stabile. L’umidità può alterare compresse, capsule e perfino flaconi sigillati. La colla dei blister può cedere e i foglietti illustrativi finire per sembrare geroglifici.
E allora dove riporli?
In un luogo fresco, asciutto e lontano dalla luce: una mensola alta in camera da letto, un cassetto del corridoio, un mobile dedicato in salotto. L’importante è che sia fuori dalla portata dei bambini e non esposto a calore diretto.
- Tenere i farmaci “alla rinfusa”: il cassetto-macedonia
Forse vi è familiare la scena: aprite un cassetto e trovate un mix di blister mezzi vuoti, sciroppi iniziati nel 2019, confezioni senza foglietto illustrativo e una pomata misteriosa di cui nessuno ricorda l’origine.
La “farmacia alla rinfusa” non è solo disordinata: è anche potenzialmente pericolosa. Senza confezione o foglietto illustrativo, un farmaco perde la sua identità: come si usa? Qual era la scadenza? Era per il dolore o per la tosse? Si prendeva prima o dopo i pasti? Non a caso, spesso al banco arrivano persone con un blister mutilato che chiedono: “Me ne dà una scatola uguale?” Ma senza confezione è un po’ come cercare un parente lontano avendo solo una foto sfocata.
Il mio consiglio è semplice: conservate sempre i farmaci nella loro confezione originale, foglietto incluso. Dedicate un cassetto o una scatola e dividete per categorie intuitive: farmaci per uso occasionale, cronici, prodotti per la febbre, medicazioni, ecc. Bastano dieci minuti e vi faranno risparmiare tempo — e grattacapi.
- Ignorare le scadenze
“Ma se è scaduto ieri, funzionerà ancora, no?”
In realtà non proprio. La scadenza non è un’opinione: indica il periodo entro cui il produttore garantisce efficacia, stabilità e sicurezza.
BOX Qualche regola pratica (magari accanto a un disegno di un calendario):
- controlla periodicamente il tuo “angolo farmaci”;
- segna la data di apertura sui flaconi;
- non improvvisarti “archeologo dei medicinali”: ciò che è scaduto va eliminato.
- Conservare i farmaci in auto, in borsa o vicino a fonti di calore
Capita spesso: si compra un farmaco, si va a trovare un’amica, ci si distrae… e quel farmaco resta in macchina per ore. In inverno può diventare un ghiacciolo, in estate può raggiungere la temperatura di un vulcano attivo. Molti medicinali soffrono gli sbalzi termici: rischiano di perdere efficacia o, in alcuni casi, di degradarsi in modo imprevedibile.
Anche borse lasciate al sole o mensole sopra i termosifoni sono posti “a rischio”, vere e proprie destinazioni da viaggio di sola andata verso la decadenza chimica.
Per non sbagliare, riportate i farmaci a casa il prima possibile, evitate di lasciarli in auto a lungo e teneteli sempre lontani da fonti di calore diretto.
- Usare prodotti “avanzati” senza sapere se siano ancora necessari
“Mi era rimasto questo antibiotico e l’ho preso, così magari questo raffreddore mi passa.”
Ecco una delle frasi che fanno gelare il sangue a ogni farmacista.
Molti farmaci non vanno usati senza un motivo preciso e, soprattutto, senza indicazione medica. Gli antibiotici sono l’esempio classico: assumerli senza criterio contribuisce alla resistenza batterica, un problema mondiale che non si risolve con una pastiglia miracolosa.
Anche altri farmaci, se ripresi senza reale necessità, possono causare effetti indesiderati o interferire con terapie in corso.
Se un trattamento è “avanzato”, significa che la terapia si è conclusa prima del previsto o che non andava proseguita. Quindi non va riciclato per nuovi sintomi senza consulto.
Un ultimo consiglio da farmacista: non aspettate l’emergenza!
Di solito si controllano i farmaci solo quando serve urgentemente qualcosa: la febbre arriva a 38, il mal di gola scoppia all’improvviso o c’è un taglietto sanguinante alle 11 di sera. Ed è in quel momento che si scoprono farmaci scaduti, sciroppi solidificati, termometri scarichi, cerotti che non attaccano nemmeno col cemento. Prendetevi un pomeriggio all’anno per fare un check-up della vostra farmacia domestica. Dura poco, evita problemi e vi permette di trovare tutto al volo quando davvero serve.
I farmaci sono strumenti fondamentali e preziosi, ma richiedono un minimo di attenzione. Non servono cassaforti hi-tech né sistemi complicati: basta buon senso. E se avete dubbi su dove conservarli, come smaltirli o come interpretarli… passate pure in farmacia.
Le confezioni si pagano… i consigli no!
