di Gerardo Garofalo
C’è una scena che in farmacia vedo praticamente ogni settimana: il cliente tira fuori dalla borsa (o dallo zaino, o dalla tasca del giubbotto) uno sciroppo mezzo pieno e mi chiede:
“Dottore, ma questo posso ancora usarlo? L’ho aperto… boh… mesi fa”.
E io, con il sorriso di rito, rispondo quasi sempre: “Dipende”.
Ecco, questo articolo nasce proprio da quel “dipende”. Perché una delle cose più sottovalutate quando si parla di farmaci non è la data di scadenza stampata sulla confezione, ma quanto durano dopo l’apertura. Spoiler: non durano in eterno. Nemmeno se “lo usavo solo io” o “tanto è rimasto sempre lì”.
Partiamo da un concetto base, ma fondamentale: la data di scadenza vale solo se il prodotto è integro. Una volta aperto, il farmaco entra in contatto con aria, batteri, mani (non sempre impeccabili, diciamolo) e inizia una sorta di conto alla rovescia. Non è allarmismo, è semplice buon senso… con un pizzico di chimica e microbiologia.
Sciroppi: dolci sì, immortali no
Gli sciroppi sono tra i farmaci più comuni nelle case, soprattutto quando ci sono bambini. Proprio per la loro composizione, però, una volta aperti non amano sostare troppo a lungo sullo scaffale e possono diventare un allegro terreno di festa per i batteri. In generale, uno sciroppo dura circa 3 mesi dall’apertura. Alcuni arrivano a 6 mesi: dipende dalla formulazione e dalla presenza di conservanti. Il consiglio pratico che do sempre al banco è questo: scrivete la data di apertura sulla confezione. Non serve essere precisi al minuto, basta il mese. E no, il fatto che “non abbia un odore strano” non è una garanzia. I batteri non sempre avvisano prima di arrivare. Se lo sciroppo cambia colore, consistenza o sapore, anche se non è ufficialmente scaduto… meglio salutarlo senza rimpianti.
Colliri: piccoli flaconi, grandi attenzioni
Qui mi faccio serio (solo per un attimo, promesso). I colliri sono prodotti delicatissimi perché finiscono direttamente negli occhi. La regola classica che molti conoscono è questa: un collirio dura circa 28–30 giorni dall’apertura. Fine. Anche se è mezzo pieno, anche se “mi dispiace buttarlo”, anche se costava tanto. Devo però parlarvi di alcune importanti eccezioni. Esistono colliri che possono durare fino a 3 o addirittura 6 mesi dopo l’apertura. Da cosa dipende? Principalmente dal tipo di contenitore: alcuni flaconi sono progettati per impedire l’ingresso di aria e batteri, prolungando così la sicurezza del prodotto, anche senza conservanti o con conservanti minimi.
La buona notizia è che non serve andare a tentativi: la durata dopo l’apertura è sempre riportata sulla confezione o sul foglietto illustrativo. Basta cercare il simbolo del barattolino aperto con indicazioni come “1M”, “3M”, “6M” sull’esterno della confezione, oppure consultare nel foglietto la sezione dedicata alle modalità di conservazione. Esistono infine colliri monodose senza conservanti, ai quali bisogna prestare particolare attenzione: vanno usati subito e buttati dopo l’uso. Tenerli “per la prossima volta” è una tentazione comune… ma decisamente da evitare.
Creme e pomate: non sono tutte uguali
Le creme sono un mondo a parte. Qui entra in gioco anche dove le applichiamo. Una crema per le mani non è come una crema vaginale o una pomata oftalmica. Più la zona di applicazione è delicata, più è importante rispettare i tempi.
In linea generale, le creme durano dai 3 ai 12 mesi dall’apertura. Lo trovate indicato con un simbolino sulla confezione: un barattolo aperto con scritto “6M”, “12M”, ecc. Quello è il famoso PAO (Period After Opening, ovvero periodo dopo l’apertura). Come dicevamo all’inizio, anche se sul confezionamento esterno della pomata troviamo riportata una data di scadenza, quella si riferisce esclusivamente alla confezione integra. Dal primo utilizzo scatta l’inesorabile “timer” della vostra pomata, che andrà progressivamente deteriorandosi nel tempo, in un periodo corrispondente al PAO (se presente) di cui parlavamo poco fa, o comunque non superiore ai 12 mesi. Per questo è buona abitudine riportare la data di apertura sulla confezione esterna, come promemoria.
Un segnale d’allarme facile da riconoscere? Odore strano, separazione della crema in due fasi, consistenza diversa dal solito. In questi casi non fate esperimenti: anche se “vi dispiace buttarla”, è meglio così. E attenzione a non infilare le dita direttamente nel barattolo, soprattutto se la crema è medicata. Meglio usare una spatolina o, almeno, mani molto pulite.
In conclusione: qualche dritta da banco farmacia
So che controllare queste cose può sembrare noioso. Lo capisco: nessuno apre un collirio pensando “tra quanto dovrò buttarlo?”. E capisco altrettanto bene la tentazione di non buttare un farmaco ancora mezzo pieno. Però conoscere quanto dura un farmaco dopo l’apertura significa usarlo in modo più sicuro ed efficace. Il mio consiglio finale, semplice e molto pratico, è questo: se avete un farmaco aperto da tempo e non ricordate quando, chiedete al farmacista prima di usarlo. È gratis, non morde e, nella maggior parte dei casi, è anche felice di spiegarvi come usare al meglio quello che avete in casa. Senza contare che può evitarvi irritazioni, infezioni o terapie fatte a metà. E magari, la prossima volta che aprite uno sciroppo, una pomata o un collirio, fate come faccio io: data sopra la scatola e via. Piccolo gesto, grande risparmio… di problemi.
