Naturale sì, ma con attenzione: guida pratica alla fitoterapia

fitoterapia

di Tamara Esposito, farmacista Farmacia Comunale 17

L’erboristeria rappresenta un patrimonio fitoterapico di straordinaria ricchezza: il mondo vegetale offre risorse utili per sostenere numerosi aspetti del benessere quotidiano, dalla digestione al sonno, dal tono energetico all’equilibrio ormonale. Non è un caso che numerosi principi attivi oggi presenti nei farmaci di uso comune derivino proprio dalle piante. Un esempio emblematico è rappresentato l’acido acetilsalicilico, derivato dalla salicina contenuta nella corteccia di salice, utilizzata dalle antiche civiltà per alleviare febbre e dolore. Questo legame storico ci ricorda una verità spesso trascurata: “naturale” non significa automaticamente “privo di rischio”. Le piante contengono molecole dotate di reali attività farmacologiche, ed è proprio per questo che tisane, tinture, estratti secchi, macerati glicerici e oli essenziali meritano attenzione e competenza nell’utilizzo. Ogni pianta ha un profilo di sicurezza specifico, con possibili effetti avversi, controindicazioni e interazioni con farmaci o condizioni di salute particolari. L’affermazione, che spesso ci capita di sentire, in farmacia e fuori, “Se è naturale non può farmi male” è dunque fuorviante: ciò che è efficace può, in certe circostanze, comportare anche dei rischi.

Un esempio interessante è la liquirizia (Glycyrrhiza glabra), ampiamente impiegata in erboristeria, alimentazione e cosmetica. Il suo principio attivo principale, la glicirrizina, esercita azione emolliente ed espettorante sulle vie respiratorie, contribuisce alla protezione della mucosa gastrica e possiede proprietà antinfiammatorie. L’acido glicirretico, suo derivato, è spesso utilizzato in dermatologia per lenire la cute irritata. Tuttavia, un’assunzione eccessiva di glicirrizina può determinare ritenzione di sodio e acqua, aumento della pressione arteriosa, riduzione del potassio plasmatico e conseguenti crampi o debolezza muscolare. In soggetti ipertesi o in terapia con diuretici, il rischio può risultare ancora più rilevante.

Un’altra pianta frequentemente impiegata è l’iperico (Hypericum perforatum), o “Erba di San Giovanni”, noto per favorire il tono dell’umore in situazioni di lieve malinconia stagionale o stress prolungato. I suoi componenti attivi, ipericina e iperforina, agiscono sul sistema nervoso modulando diversi neurotrasmettitori. Questa complessità di meccanismo si traduce in potenziali effetti indesiderati come irritabilità, secchezza delle fauci e, come alcuni farmaci, tra cui gli antiinfiammatori non steroidei (FANS), ha un forte effetto fotosensibilizzante, rendendo sconsigliata l’esposizione al sole durante la sua somministrazione. L’iperico è anche noto per le sue interazioni farmacologiche: può ridurre l’efficacia di anticoncezionali orali, anticoagulanti, alcuni antidepressivi, immunosoppressori e molti altri farmaci, rendendo essenziale un confronto con il medico o il proprio farmacista di fiducia prima di assumerlo.

Tra gli estratti più popolari tra studenti e adulti che cercano maggiore energia o concentrazione troviamo Ginkgo biloba e Panax ginseng. Il ginkgo è impiegato per favorire memoria e microcircolo cerebrale, mentre il ginseng è noto per la sua azione tonica e adattogena. Entrambi sono utili se rispettano dosaggi e tempi appropriati, ma un impiego scorretto può provocare cefalea, palpitazioni e, nel caso del ginseng, insonnia e aumenti della pressione arteriosa. Anche il ginkgo, inoltre, può interagire con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, aumentando il rischio di sanguinamento.

Esiste poi un rischio spesso sottovalutato: l’errore di identificazione durante la raccolta spontanea delle piante. In passeggiate in montagna o nei boschi è facile lasciarsi tentare dalla raccolta “fai da te”, ma molte piante condividono forme e colori simili pur avendo effetti completamente diversi. Alcuni scambi possono provocare disturbi gastrointestinali, irritazioni o, nei casi più gravi, intossicazioni. La cicuta (Conium maculatum), utilizzata nell’antica Grecia per le condanne a morte, può essere confusa con specie comuni come il prezzemolo selvatico. Le bacche di belladonna (Atropa belladonna), altamente tossiche, soprattutto per i bambini, ricordano superficialmente i mirtilli selvatici. Anche la qualità dell’ambiente di crescita è fondamentale: piante raccolte vicino a strade trafficate o terreni contaminati possono accumulare metalli pesanti o altri inquinanti.

In conclusione, la fitoterapia offre strumenti preziosi e rappresenta un complemento efficace alla prevenzione e al benessere, purché utilizzata con consapevolezza. Sicurezza significa anche rispettare dosi e tempi, informare sempre il farmacista su eventuali terapie in corso, evitare l’autoprescrizione in gravidanza, allattamento o in presenza di patologie croniche e non improvvisare con la raccolta spontanea. 

Il mondo vegetale è un alleato straordinario: conoscerlo a fondo, e affidarsi a professionisti competenti, è il modo migliore per sfruttarne i benefici senza correre rischi inutili.