di Gerardo Garofalo
“Dottore, ma il caffè posso prenderlo insieme alla compressa?”
Te lo confesso: se dovessi mettere un euro in un salvadanaio ogni volta che sento questa domanda in farmacia, probabilmente a fine anno mi pagherei le vacanze.
E sai qual è la risposta?
Come succede spesso in medicina… dipende.
Perché i farmaci non devono “andare d’accordo” soltanto con gli altri medicinali. A volte possono interagire anche con quello che mangiamo o beviamo. Un succo di frutta, un bicchiere di latte, una tisana, persino la liquirizia possono modificare il modo in cui alcuni farmaci vengono assorbiti o metabolizzati. Attenzione, però: non voglio trasformare ogni pasto in un esame universitario. Nella maggior parte dei casi basta conoscere poche regole importanti, quelle che possono davvero fare la differenza.
Il pompelmo: quello che nessuno sospetterebbe
Facciamo un gioco. Se ti chiedessi quale alimento può interferire con diversi farmaci, probabilmente penseresti all’alcol. O magari al caffè. E invece uno degli esempi più noti è un frutto dall’aria innocente: il pompelmo.
Alcune sostanze presenti nel pompelmo possono interferire con enzimi coinvolti nel metabolismo di determinati medicinali. Il risultato è che, in alcuni casi, la quantità di farmaco presente nell’organismo può aumentare più del previsto. Può accadere con alcuni farmaci per il colesterolo, la pressione, il cuore e con altre terapie specifiche. Inoltre, l’interazione non dipende necessariamente dal fatto di assumere il pompelmo nello stesso momento della compressa: in alcuni casi il suo effetto può persistere per diverse ore. Per fortuna, il problema riguarda soltanto determinati farmaci. Se assumi una terapia continuativa e consumi spesso pompelmo o il suo succo, vale quindi la pena chiedere al medico o al farmacista se esistono interazioni da considerare.
Latte e antibiotici: una coppia che non sempre funziona
Qui sfatiamo una convinzione piuttosto diffusa. C’è chi assume l’antibiotico insieme a un bicchiere di latte pensando di “proteggere lo stomaco”. In realtà, con alcuni antibiotici, calcio e altri minerali presenti nei latticini possono ridurre l’assorbimento del farmaco. È un po’ come se una parte del medicinale restasse “intrappolata” e non riuscisse a essere assorbita correttamente. Il problema può riguardare anche yogurt, formaggi, integratori di calcio e altri prodotti contenenti minerali. Non succede con tutti gli antibiotici e le indicazioni cambiano a seconda del principio attivo: per questo è importante seguire quanto riportato nel foglietto illustrativo e le indicazioni del medico o del farmacista.
Il caffè: innocente… quasi sempre
Noi italiani abbiamo un rapporto particolare con il caffè. C’è chi dice di bere il primo ancora con gli occhi chiusi e chi sostiene che “prima del caffè non sono una persona”. Nella maggior parte dei casi non è necessario rinunciare all’espresso. Tuttavia, alcuni medicinali possono accentuare gli effetti della caffeina o essere influenzati dal suo consumo. Il risultato può essere una maggiore sensazione di agitazione, tremori, palpitazioni o difficoltà ad addormentarsi. Insomma, se una terapia ti fa già sentire un po’ “su di giri”, forse non è il momento migliore per esagerare con il caffè.
Le verdure non sono il nemico
Ogni tanto qualcuno arriva in farmacia preoccupato.
“Prendo un anticoagulante… quindi niente più spinaci?”
Non necessariamente. Le verdure a foglia verde contengono vitamina K, che può influenzare l’effetto di alcuni anticoagulanti, come il warfarin. Il punto, però, non è eliminarle dalla dieta, ma mantenere un consumo il più possibile regolare. Passare da periodi in cui non si mangiano quasi mai verdure a giorni in cui se ne consumano quantità molto elevate può rendere più difficile mantenere stabile l’effetto della terapia. La parola chiave, quindi, è costanza.
L’alcol: serve particolare attenzione
Su questo argomento le domande sono spesso le stesse. Il problema è che l’alcol può interagire con numerosi farmaci. In particolare, può aumentare la sonnolenza e ridurre i riflessi quando viene associato ad alcuni ansiolitici, sonniferi, antidolorifici, antistaminici e ad altri medicinali che agiscono sul sistema nervoso centrale. In altri casi le interazioni possono essere di tipo diverso. Per questo, se si sta seguendo una terapia, la scelta più prudente è verificare con il medico o il farmacista se il consumo di alcol sia compatibile con i farmaci assunti.
E poi arriva lei: la liquirizia
La liquirizia divide l’umanità. C’è chi la detesta e chi ne mangerebbe un sacchetto intero davanti alla televisione. Ecco… magari il sacchetto intero è meglio evitarlo. Consumata in quantità elevate e con regolarità, la liquirizia può favorire un aumento della pressione arteriosa e una riduzione dei livelli di potassio nel sangue, soprattutto in alcune persone o in associazione a determinati farmaci. Anche in questo caso, quindi, quantità e frequenza di consumo fanno la differenza.
Naturale non significa innocuo
Questa forse è una delle convinzioni più difficili da sfatare. Come se la parola “naturale” fosse una garanzia automatica di sicurezza. In realtà, molte piante contengono sostanze biologicamente attive. L’iperico, per esempio, può interferire con numerosi medicinali e ridurne l’efficacia. Anche altri prodotti vegetali o integratori possono modificare l’effetto di alcune terapie. Per questo, quando il farmacista chiede: “Assume anche integratori o prodotti naturali?”, non è curiosità. È un’informazione importante per valutare possibili interazioni.
Se dovessi ricordare una sola cosa…
Dopo tutto questo potresti pensare che assumere un farmaco sia diventato complicatissimo. Nella maggior parte dei casi non lo è. Una buona regola generale è assumere le compresse con un bicchiere d’acqua, salvo diverse indicazioni specifiche. L’acqua è infatti la bevanda di riferimento per la maggior parte dei medicinali e facilita la deglutizione. Naturalmente esistono eccezioni: alcuni farmaci devono essere assunti a stomaco pieno, altri lontano dai pasti, altri ancora seguendo indicazioni particolari. Per questo è sempre importante leggere le istruzioni e, in caso di dubbio, chiedere.
Un ultimo consiglio
In farmacia vedo ogni giorno persone che esitano a fare domande perché temono che siano “banali”.
Poi iniziano con: “Mi scusi se le faccio una domanda stupida…”
Ti svelo un segreto. Le domande davvero inutili sono pochissime. Quelle non fatte, invece, a volte possono creare problemi evitabili.
Se inizi una nuova terapia e hai un dubbio su cosa puoi mangiare, bere o assumere insieme al farmaco, chiedi al medico o al farmacista. Fa parte del nostro lavoro. E una domanda in più oggi può evitare un problema domani.
