Come abbiamo visto in precedenza, la regola di valutare con attenzione l’assunzione di rimedi naturali in base al proprio stato di salute e ai farmaci assunti vale per tutti. Esistono però tre categorie di persone che richiedono particolare cautela.
La prima è rappresentata dalle donne in gravidanza, un periodo in cui molte piante medicinali sono assolutamente controindicate perché contengono sostanze in grado di stimolare direttamente la muscolatura uterina o di alterare l’equilibrio ormonale, favorendo contrazioni precoci. L’aloe vera (Aloe barbadensis) per uso interno e la senna (Cassia angustifolia), comunemente impiegate come lassativi contro la stitichezza ostinata, contengono derivati antrachinonici che, oltre a stimolare la motilità intestinale, possono indurre spasmi pelvici riflessi potenzialmente pericolosi.
Anche l’olio essenziale di salvia (Salvia officinalis), utilizzato per contrastare i disturbi della menopausa, le vampate di calore o come antisettico del cavo orale, e l’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), diffusissimo rimedio per dolori articolari, muscolari e stati infiammatori, contengono sostanze capaci di mimare l’azione dell’ossitocina, l’ormone del travaglio, oppure di aumentare la contrattilità del miometrio. Per questo motivo possono incrementare il rischio di aborto spontaneo o parto prematuro.
La seconda categoria particolarmente delicata è quella degli anziani, nei quali la contemporanea assunzione di più farmaci e la fisiologica riduzione della funzionalità epatica e renale aumentano il rischio di interazioni e reazioni avverse.
Il ginkgo (Ginkgo biloba), assunto frequentemente per sostenere memoria, concentrazione e microcircolazione, può aumentare il rischio di sanguinamento quando viene associato a farmaci anticoagulanti. La liquirizia (Glycyrrhiza glabra), utilizzata per contrastare la pressione bassa o per alleviare alcuni disturbi gastrici, può invece favorire aumenti della pressione arteriosa e provocare una riduzione dei livelli di potassio nel sangue.
Particolare attenzione merita il riso rosso fermentato, uno dei rimedi naturali più utilizzati per il controllo del colesterolo. La sua attività è dovuta alla presenza di monacolina K, una sostanza chimicamente identica alla lovastatina. Sebbene possa risultare efficace nella gestione delle dislipidemie lievi, nella popolazione geriatrica può aumentare il rischio di tossicità muscolare, con comparsa di miopatie e, nei casi più gravi, rabdomiolisi, oltre a possibili interazioni con farmaci cardiovascolari. Per questo motivo il suo utilizzo è generalmente sconsigliato oltre i settant’anni, quando la naturale fragilità muscolare e il fisiologico declino delle funzioni epatiche e renali possono rallentare l’eliminazione della sostanza e amplificarne gli effetti indesiderati. Diversamente, negli adulti con una normale funzionalità degli organi emuntori, l’assunzione di monacolina K entro i limiti previsti dalla normativa è considerata sicura ed efficace per la gestione delle dislipidemie lievi.
La terza categoria che richiede particolare prudenza è quella pediatrica. Nei bambini, infatti, il sistema metabolico, immunitario e respiratorio è ancora immaturo e in continua evoluzione, rendendo necessario un approccio particolarmente cauto all’impiego dei rimedi naturali.
L’olio essenziale di menta piperita (Mentha x piperita), ampiamente utilizzato negli adulti per alleviare disturbi digestivi, nausea o sintomi da raffreddamento, è controindicato nei neonati e nei bambini piccoli. Il mentolo in esso contenuto possiede infatti una marcata azione volatile e, se applicato sul viso, sul torace o diffuso nell’ambiente, può provocare una brusca stimolazione riflessa delle vie respiratorie. Nei lattanti questo fenomeno può innescare un laringospasmo, ovvero una chiusura involontaria delle corde vocali che ostacola il passaggio dell’aria e può causare una grave crisi respiratoria.
Anche per l’echinacea (Echinacea purpurea), pianta molto utilizzata per sostenere le difese immunitarie e prevenire o trattare i malanni stagionali, è necessaria cautela. Le linee guida pediatriche e l’EMA, l’Agenzia Europea dei Medicinali, ne sconsigliano infatti l’utilizzo al di sotto dei dodici anni per il rischio di reazioni allergiche anche importanti. Il sistema immunitario dei bambini è particolarmente reattivo e i complessi principi attivi dell’echinacea possono scatenare risposte imprevedibili che vanno dall’orticaria e dai rash cutanei fino a manifestazioni più severe, come broncospasmo, attacchi d’asma e, nei casi più gravi, shock anafilattico.
Alla lista delle controindicazioni si aggiunge anche l’uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), un rimedio molto utilizzato negli adulti per il trattamento delle infezioni urinarie. Il suo impiego è controindicato nei bambini sotto i dodici anni poiché il principio attivo, l’arbutina, viene metabolizzato liberando idrochinone, una sostanza che può esercitare effetti tossici a livello epatico e renale, gravando su organi ancora immaturi.
Infine, un divieto assoluto in età pediatrica riguarda gli estratti idroalcolici, come le classiche tinture madri e le preparazioni in gocce utilizzate per favorire il sonno o la digestione. Anche poche gocce possono contenere quantità di alcol etilico che il fegato dei più piccoli non è ancora in grado di metabolizzare efficacemente, con il rischio di tossicità ed effetti depressivi sul sistema nervoso centrale.
Esistono comunque opzioni naturali caratterizzate da un profilo di sicurezza consolidato, che il farmacista può consigliare con serenità come primo intervento, valorizzando la propria competenza professionale. Per le frequenti nausee del primo trimestre di gravidanza, lo zenzero (Zingiber officinale) in dosaggi standardizzati rappresenta il rimedio di riferimento. Numerose evidenze cliniche ne supportano l’efficacia grazie all’azione procinetica e antiemetica, senza interferenze con lo sviluppo fetale. Anche gli estratti acquosi di camomilla (Matricaria chamomilla) e melissa (Melissa officinalis) possono risultare utili grazie alle loro proprietà rilassanti e spasmolitiche, particolarmente indicate per alleviare tensioni e disturbi gastrici tipici della gravidanza.
Sempre in ambito gastrointestinale, per contrastare il bruciore di stomaco e il reflusso gastroesofageo dell’ultimo trimestre, causati sia dalle modificazioni ormonali sia dalla pressione esercitata dall’utero, possono essere consigliati gli integratori a base di alginati estratti dalle alghe brune, spesso associati a carbonati di calcio o magnesio. Queste sostanze non vengono assorbite dall’organismo e agiscono esclusivamente attraverso un meccanismo fisico: a contatto con i succhi gastrici formano infatti un gel che galleggia sul contenuto dello stomaco e crea una barriera protettiva contro la risalita degli acidi nell’esofago.
Nella popolazione geriatrica, in presenza di disturbi del sonno o di stati ansiosi lievi, biancospino (Crataegus monogyna) e passiflora (Passiflora incarnata) possono rappresentare valide alternative ai tradizionali farmaci ipnotici, contribuendo a ridurre il rischio di stordimento diurno e di cadute. Il biancospino, in particolare, esercita anche una lieve azione cardiotonica e ipotensiva, mentre i flavonoidi della passiflora favoriscono un sonno fisiologico privo di effetti di accumulo. Rimane comunque fondamentale il confronto con il farmacista per escludere possibili interazioni con altre terapie.
Per la tosse e le irritazioni delle vie respiratorie dei più piccoli, dove l’impiego di molti farmaci sedativi o mucolitici è limitato o controindicato, possono essere utili prodotti a base di altea (Althaea officinalis) e piantaggine (Plantago major). Queste piante contengono mucillagini che formano un film protettivo sulla mucosa faringea, contribuendo a ridurre lo stimolo della tosse e a lenire l’infiammazione locale.
A questi rimedi si aggiunge il miele, riconosciuto dalle principali linee guida pediatriche per le sue proprietà emollienti e antibatteriche. La sua somministrazione è però consentita esclusivamente dopo il primo anno di vita, per evitare il rischio, raro ma potenzialmente molto grave, di botulismo infantile legato alla possibile presenza di spore di Clostridium botulinum che l’intestino immaturo del lattante non sarebbe ancora in grado di contrastare efficacemente.
